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ISEE evoluto per le RSA: aiuto reale o nuovo filtro all’accesso?

Accesso alle RSA e compartecipazione alla spesa sono due problemi distinti: confonderli rischia di trasformare l’attesa in esclusione. La proposta del Ministro Schillaci riapre il nodo più delicato dell’assistenza agli anziani non autosufficienti: il rapporto tra reddito e diritto alla cura.

ISEE evoluto e accesso alle RSA per anziani non autosufficienti

L’ipotesi di un ISEE evoluto, rilanciata dal Ministro della Salute Orazio Schillaci, riporta al centro del dibattito un tema che le associazioni del settore denunciano da tempo: l’accesso alle RSA resta, per troppe famiglie, un miraggio.

 L’ISEE, Indicatore della Situazione Economica Equivalente, è lo strumento con cui lo Stato misura la condizione economica di una persona o di una famiglia, combinando reddito e patrimonio, per stabilire chi ha diritto a prestazioni sociali agevolate e in quale misura.

Servono “criteri più chiari”, ha detto, e un ISEE sanitario “più evoluto”, che consideri anche composizione del nucleo familiare e grado di disabilità, oltre a reddito e patrimonio.

Intanto osserviamo che per i 200.000 anziani non autosufficienti già valutati e in lista d’attesa servono più RSA accreditate e convenzionate, non nuovi criteri di ammissione che rischiano di trasformare l’attesa in esclusione definitiva.

Accesso alle RSA: conta la gravità clinica, non il reddito

Sul punto specifico è obbligatoria una precisazione fondamentale, e cioè che accesso e compartecipazione sono due aspetti giuridicamente e operativamente distinti, e vanno tenuti rigorosamente separati.

Chi entra in RSA, e con quale urgenza, deve dipendere esclusivamente dalla gravità clinica e dalla complessità assistenziale, valutate da un medico, indipendentemente dal reddito: è il principio inequivocabile dell’art. 21 del DPCM LEA e della sentenza della Corte Costituzionale n. 62/2020.

Quanto si paga, una volta ammessi, può dipendere invece dal reddito; è qui, e soltanto qui, che l’ISEE deve entrare in gioco. Un ISEE che pesi anche la gravità per decidere chi entra non è “evoluto” ma è distorto, perché confonde i due piani e rischia di far attendere di più chi ha più bisogno ma un ISEE più alto.

Non è un timore astratto, perché succede già in alcune Regioni, dove le unità valutative geriatriche delle ASL sommano un punteggio “clinico” a un punteggio “sociale”, e un malato gravissimo può risultare meno urgente di uno più lieve solo perché il secondo punteggio è più alto. Ad esempio uno studio dell’Università Bocconi conta 24.000 persone, tra cui molti gravissimi, in lista d’attesa in Piemonte per questo motivo, con alcuni anziani malati deceduti prima di ottenere il posto. Una situazione difficilmente compatibile con uno Stato di diritto.

Compartecipazione alla spesa: è qui che entra in gioco l’ISEE

Quanto si paga, una volta ammessi, può invece dipendere dal reddito. È qui, e soltanto qui, che l’ISEE trova la sua funzione propria.

La compartecipazione economica si applica dopo l’ammissione ed è graduata sul reddito:

ISEE evoluto o nuovo filtro? I due scenari sul tavolo

Sul piano tecnico, la distinzione è dirimente. Se per “ISEE evoluto” si intende applicare meglio criteri che, sulla carta, esistono già, la condizione economica personale e familiare misurata attraverso l’ISEE sociosanitario con nucleo ristretto, il perimetro normativo risulta in larga parte già definito. Il nodo, allora, non sembra essere l’assenza di regole, quanto la loro applicazione disomogenea sul territorio.

Diverso è lo scenario in cui si introduca un indicatore del tutto nuovo. In quel caso restano aperte le domande decisive: quale strumento, con quali risorse e, soprattutto, con quali garanzie perché non si traduca in un ulteriore filtro all’accesso.

Da qui l’esigenza di un confronto istituzionale: un tavolo tecnico tra Governo e Conferenza delle Regioni capace di fissare regole nazionali uniformi, in cui il principio guida resti uno solo, l’accesso deve dipendere dal bisogno, non dal portafoglio.

Due momenti da separare: il nodo che attende una risposta

Il vero problema, a ben vedere, non è complicare l’ISEE, ma separare con nettezza due momenti che oggi rischiano di sovrapporsi. Da un lato l’ammissione, che è un atto medico e come tale dovrebbe essere garantita a chi ne ha diritto indipendentemente dalla condizione economica. Dall’altro la compartecipazione alla spesa, che è un atto amministrativo e come tale può essere commisurata al reddito.

È su questo bilico che si gioca la partita normativa. Tradurre in un atto chiaro e vincolante ciò che leggi e sentenze hanno già stabilito significherebbe fissare regole certe scritte dalla politica, e non ricavate dai tribunali caso per caso: accesso secondo gravità, compartecipazione secondo reddito, applicabili in modo univoco su tutto il territorio nazionale, senza nuovi colli di bottiglia e senza lasciare indietro i malati cronici più gravi.

Perché, in ultima analisi, la dignità dell’anziano non autosufficiente non può dipendere da un algoritmo né da una graduatoria. Dipende da una scelta politica chiara, che rimette al centro una gerarchia semplice: la salute prima del reddito, il diritto prima del conto.

Sebastiano Capurso
Sebastiano Capurso Redattore Medico