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Suicidio tra i giovani e social network, come prendere sul serio i segnali d’allarme

In Italia il suicidio tra i giovani è la terza causa di morte nella fascia d’età tra i 15-29 anni. Osservato speciale: il ruolo dei social network nella salute mentale dei giovani. Nella casistica, poi, il suicidio tra i giovani è la seconda causa tra i maschi, dopo gli incidenti stradali e i tumori. È…

In Italia il suicidio tra i giovani è la terza causa di morte nella fascia d’età tra i 15-29 anni. Osservato speciale: il ruolo dei social network nella salute mentale dei giovani. Nella casistica, poi, il suicidio tra i giovani è la seconda causa tra i maschi, dopo gli incidenti stradali e i tumori. È quanto emerge da una nota congiunta diffusa dalla Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SINPIA), dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, dall’Istituto Gaslini di Genova e dall’Università Federico II di Napoli in occasione della Giornata Mondiale per la prevenzione del Suicidio del 10 settembre 2026.
Del resto i numeri del Bambino Gesù sono eloquenti: le consulenze neuropsichiatriche in pronto soccorso sono passate da 155 nel 2011 a 1.675 nel 2025. Cifre in aumento anche per episodi di autolesionismo, ideazione suicidaria e tentato suicidio: da 12 a 445 nello stesso periodo. Una crescita della sofferenza psichica che coincide – non a caso – in un’epoca in cui l’iperconnessione e l’abuso dei social network sono più di una tendenza come sottolinea l’Ansa.

suicidio tra i giovani

Suicidio tra i giovani e abuso di social network: i dati italiani e internazionali

4000 suicidi

In Italia ogni anno
tra i giovani

24% in più

Nel 2026 le richieste
di aiuto

<35 anni

La fascia d’età
presa in considerazione

In Italia si registrano ogni anno circa 4.000 casi di suicidio tra i giovani. Solo nei primi sei mesi del 2026 le richieste di aiuto a Telefono Amico sono aumentate del 24% rispetto allo stesso periodo del 2025, superando le 4.200 chiamate. Con un dato preoccupante: più della metà delle telefonate proviene da minori di 35 anni. Ed i social network potrebbero influenzare più di quanto pensiamo la salute mentale dei giovani.

Le conferme dell’Oms e le evidenze scientifiche sulla salute mentale dei giovani

Questo perché nell’annosa questione della prevenzione al suicidio, una lunga serie di dati scientifici collegano in modo consistente l’abuso di social network a un rischio maggiore di istinti suicidi, autolesionismo e sintomi depressivi/ansiosi negli adolescenti. Dati suffragati, tra l’altro, da una revisione sistematica pubblicata da Jama Pedriatics (2026) che ha dimostrato associazioni significative tra l’aumento della depressione e l’uso dei social network, oltre che problemi comportamentali, autolesionismo e una peggiore concezione di sé.

suicidio tra i giovani

E revisioni sistematiche sui social network

Altre revisioni collegano poi meccanismi mediatori come mancanze emotive, bullismo in rete, esposizione a episodi correlati all’autolesionismo, contagio sociale e disturbi del sonno e dell’isolamento. Lo stesso vale per l’uso problematico di social media e smartphone, già dimostrato attraverso una sentenza storica, che è collegato a rischi più elevati di comportamenti pericolosi rispetto al tempo speso su uno schermo.

I segnali di allarme da non minimizzare

Per gli esperti SINPIA (Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza) ci sono una serie di segnali precisi che ritornano: autolesionismo, isolamento e ritiro sociale, espressioni di disperazione oltre che cambiamenti repentini di umore e comportamentali.

“Chiedere a un ragazzo se pensa alla morte non gli mette in testa l’idea del suicidio, ma può offrirgli l’occasione di raccontare la propria sofferenza”
Stefano Vicari responsabile di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, intervista Ansa.

Chi ha una responsabilità maggiore sono la famiglia, la scuola, la sanità e la comunità intorno a lui. E allarmi del genere si inseriscono nel dibattito più ampio sulla protezione digitale dei minori. Un tema che molti paesi hanno iniziato a trattare ai più alti livelli istituzionali, Italia compresa.

L’abuso dei social aggrava il rischio tra i giovani

Uso passivo , confronto sociale e cyberbullismo

Tra le pratiche peggiori sicuramente uno scorrere passivamente tra i milioni di contenuti oltre che un confronto costante con vite apparentemente perfette. Comportamenti che non tengono conto dell’artificialità di quel contenuto e favoriscono una comparazione impossibile con modelli spesso inarrivabile. Parliamo di elementi che amplificano sentimenti e sensazioni di inadeguatezza, depressione e ansia. Il cyberbullismo rappresenta poi un fattore di rischio ampiamente documentato.

Disturbi del sonno e dipendenza comportamentale

L’abuso notturno e l’incapacità di disconnettersi nelle ore serali sono poi un altro elemento che può compromettere la qualità del sonno, fattore centrale per la regolazione emotiva durante l’adolescenza. Per questa ragione recentemente una coalizione di Stati Federali degli Stati Uniti ha ottenuto un patteggiamento miliardario da Meta (la società che controlla Whatsapp, Facebook e Instagram) citata in giudizio perché accusata di aver anteposto il profitto di fronte alla salute dei propri utenti. Tra le accuse principali quella di aver smaccatamente favorito design additivi, cioè in grado di creare dipendenza, specialmente fra i più giovani ma non solo.

Prevenzione in famiglia: cosa possono fare genitori, scuola e istituzioni

Tra le pratiche che possono fare la differenza, sicuramente:

  • Ascolto attivo senza alcun giudizio immediato
  • Riconoscimento precoce dei fattori di rischio
  • Limitazione dell’uso passivo e notturno dei dispositivi
  • Educazione digitale a scuola e in famiglia
  • Progressiva responsabilizzazioni delle piattaforme (attraverso verifica dell’età, riduzione di design additivi, strumenti per verificare l’età).

Quindi tutte quelle misure che possono limitare l’accesso precoce ai social (come il divieto under 15/16 discusso in Europa e oltre) e che rappresentano un tentativo di prevenzione primaria. Anche se in effetti la sua efficacia e i bilanciamenti con altri diritti restano fitto oggetto di dibattito: lo dimostra del resto la recente sentenza della Corte Costituzionale francese che ha bloccato il divieto di social ai minori di 15 anni voluto dal Presidente Macron.

Cambiare narrazione per agire

I dati di cui abbiamo parlato sinora parlano di un dato incontestabile. Senza voler generare panico immotivato ma una piena presa di coscienza, l’abuso dei social è un fattore di rischio aggiuntivo documentato per la salute mentale dei giovani e per l’aumento di comportamenti autolesivi.
Cambiare la narrazione del suicido significa anche parlare, ascoltare, educare e chiedere alle piattaforme di mettere la salute prima del tempo speso da ogni singolo utente. Solo così si può trasformare quella che è a tutti gli effetti come un’emergenza silenziosa in un’opportunità concreta di prevenzione.

Guglielmo M. Crostelli Capo Redattore