Niente dispositivi digitali sotto i 3 anni, anche l’Italia si muove per proteggere lo sviluppo dei bambini: al Senato è stata presentata una proposta di legge bipartisan per vietare gli schermi sotto i 3 anni. Una scelta in linea con le evidenze scientifiche e le iniziative europee e internazionali. Ecco un approfondimento dove analizziamo rischi, prevenzione e collegamenti con esperienze simili in Francia e centri specializzati.

Niente dispositivi digitali sotto i 3 anni, Tutti i Dettagli del Disegno di Legge
Divieto di schermi ai bambini, anche in Italia qualcosa si muove. La proposta di legge è stata presentata dalla senatrice Simona Malpezzi (PD) con la promozione della Società Italiana di Pediatria (SIP) e dalla Fondazione Terre des Hommes. Per la prima volta introduce delle Linee guida Nazionali sull’esposizione agli schermi. Un altro importante tassello è quindi la definizione dell’uso di smartphone, tablet e altri dispositivi digitali sotto i 3 anni come “prassi estremamente dannosa” da evitare.
La Dichiarazione dei Promotori
Aiutiamo le famiglie che spesso non conoscono i danni degli schermi.
Simona Malpezzi (PD)
Una scelta doverosa per Rino Agostiniani, presidente della SIP che all’Ansa ha dichiarato:
Nei primi anni di vita il cervello ha bisogno di esperienze reali (relazione, contatto, movimento, gioco).
La tecnologia non va demonizzata, ma introdotta troppo presto sottrae spazio a stimoli fondamentali.
L’esposizione di bambini agli schermi e più in generale dei minori è diventato un fenomeno molto comune. Spesso sottostimato nelle sue ricadute negative. Proprio la politica è arrivata, forse in ritardo, ad affrontare uno dei problemi cardine di ogni nucleo familiare. Anche per questo le dichiarazioni sono dello stesso tenore:
Quando ci sono i bambini di mezzo non si fanno questioni di colore politico
Licia Ronzulli (FI)
I Rischi per lo Sviluppo dei Bambini sotto i 3 anni
Impatti sul Linguaggio e sul Cervello:
L’uso precoce e spesso incontrollato, attiva aree cerebrali meno utili per la crescita futura. Una serie di studi citati dalla SIP indicano che ogni 30 minuti extra al giorno davanti ai dispositivi raddoppia il rischio di ritardo del linguaggio a 2 anni. Con effetti destinati a vincolare notevolmente lo sviluppo di bambini e minori sovraesposti.
Conseguenze a Lungo Termine
Tra gli effetti sottostimati di un’eccessiva sovraespozizione ci sono sicuramente:
- Disturbi del linguaggio e dell’apprendimento
- Riduzione di interazioni reali fondamentali
- Possibili effetti su sonno, attenzione sviluppo socio-emotivo
Evidenze scientifiche che trasformano, quindi, la proposta in un intervento strutturato di prevenzione primaria.

Un Quadro Europeo e Italiano in Evoluzione
Il Modello Francese sui Social Network
Del resto anche molti paesi all’interno dell’Unione Europea il dibattito sull’argomento procede spedito.
E tra tutti la Francia è il primo paese ad aver vietato i social network agli under 15. Una misura destinata a fare scuola con Parigi che ha imposto alle piattaforme l’obbligo di verificare l’età per tutti gli iscritti. Un modo per porre l’accento sulla tutela precoce dei minori e sulla responsabilità delle grandi aziende d’oltreocèano.
La Proposta italiana
E la proposta italiana dà continuità ad un percorso europeo che gioca su due piani complementari: la tutela precoce e la responsabilità da parte delle aziende di internet.
Il Contributo del Centro Gemelli di Roma
Del resto in Italia esiste già un centro d’eccellenza nella cura degli effetti dell’abuso digitale. Parliamo del Centro per la Psicopatologia da Internet del Policlinico Gemelli. Attivo oramai dal 2016, offre un approccio multidisciplinare (psichiatria, neuropsichiatria infantile, pediatria) per bambini e adolescenti con dipendente comportamentali da internet. Segnali d’allarme da non sottovalutare sono
- Irritabilità quando disconnessi
- Calo scolastico
- Disturbi del sonno
Il Ruolo dell’Unione Europea nella protezione dei Minori Online
Approccio Ue: Piattaforme in Primo Piano
La stessa Unione Europea punta su obblighi per le piattaforme e ruolo centrale dei genitori. Così se da un lato chiede misure come la verifica dell’età, interfacce più neutre e rimozione dei contenuti dannosi, dall’altro il primo filtro è compito innegabile delle famiglie.
Risorse ufficiali della Commissione Europea
La Commissione sottolinea poi l’importanza di un uso consapevole. Per questo ha stilato una serie di comportamenti corretti da tenere sempre presente, come:
- Limitare il tempo trascorso sugli schermi
- Scegliere contenuti adatti all’età
- Evitare di pubblicare ossessivamente foto dei figli (cd sharenting)
- Promuovere l’alfabetizzazione digitale
Conclusioni e Prospettive: Educazione prima del Divieto
La proposta al Senato rappresenta un passo in avanti significativo nella tutela dello sviluppo infantile. Bisogna tenere presente però che nel momento in cui si parla di protezione del minore, questo concetto non deve essere confuso col semplice proibizionismo. Ma di una prevenzione basata su evidenze di natura scientifica ed un sostegno istituzionale concreto alle famiglie. In un contesto europeo in movimento, dove la Francia ha fatto da apripista, anche l’Italia può e deve scegliere un ruolo di avanguardia con un approccio integrato: parliamo di regole chiare per i più piccoli, educazione continua e supporto specialistico quando serve (l’esempio del Gemelli).
In prima linea per la prevenzione
Genitori e pediatri sono la prima barriera contro comportamenti e abusi. Ogni battaglia passa dalla consapevolezza dei danni che comportamenti scorretti continui possono portare ai nostri figli. Per questo tutti siamo chiamati a capire che la posta in gioco è il futuro e il benessere dei nostri figli.









