
Il medico di famiglia è da sempre il primo punto di contatto tra il cittadino e il Servizio Sanitario Nazionale. Un rapporto fiduciario costruito nel tempo, talvolta su generazioni, che la bozza di riforma della medicina generale 2025 si propone di ridisegnare profondamente. Obiettivo dichiarato: integrare i medici di medicina generale (MMG) in un sistema territoriale più strutturato, con le Case di Comunità come fulcro e la continuità assistenziale h24 come traguardo. Ma a poco più di un anno dalla pubblicazione delle linee guida, i medici sono scesi in sciopero e le polemiche non si sono placate.
15-16 Sett 2026
Giorni di sciopero
Blocco attività 8-20
11.000+
Firme petizione n.1451
In 40 giorni – Camera dei Deputati
5.965
Domande concorso MMG 2026-29
A fronte di 2.651 borse disponibili
La Riforma della Medicina Generale in Sintesi: 5 pilastri di cambiamento
La bozza della Riforma Medicina generale 2025 segna una svolta strutturale che tocca cinque ambiti fondamentali della professione medica di base. Anzitutto il rapporto contrattuale: il tradizionale modello convenzionale viene superato, aprendo alla possibilità per il MMG di diventare dipendente del SSN o accreditato con nuove forme contrattuali. Questo consente una gestione più chiara di orari, responsabilità e obiettivi clinici, ma riduce quella flessibilità professionale che molti considerano indispensabile.
Sul fronte della formazione, il vecchio corso regionale di medicina generale cede il posto a una specializzazione universitaria equiparata alle specializzazioni ospedaliere, con borse di studio riallineate. Una apertura concreta ai giovani medici, che finora vedevano nella medicina generale una scelta di serie B rispetto alla carriera ospedaliera.
| Ambito | Novità previste dalla Bozza 2025 |
| Contratto e SSN | Superamento del modello convenzionale: il MMG potrà essere dipendente SSN o accreditato. Orari, responsabilità e obiettivi clinici diventano oggetto di gestione istituzionale. |
| Formazione | Il corso regionale di formazione in MG è sostituito da una specializzazione universitaria di pari dignità rispetto alle specializzazioni ospedaliere, con borse di studio riallineate. |
| Case di Comunità (CdC) | I MMG dovranno svolgere parte dell’attività nelle CdC, hub multidisciplinari attivi h24 (spoke: 12 ore/giorno, 6 giorni/sett.), con accesso a diagnostica rapida, teleconsulto e FSE integrato. |
| Aggregazioni (AFT) | Il modello solitario lascia spazio alle Aggregazioni Funzionali Territoriali: agenda condivisa, pazienti “di team”, infermieri di comunità, follow-up in telemedicina. |
| Continuità assistenziale | La vecchia guardia medica è sostituita da un sistema h24 integrato con le centrali operative 116117 e 112. |
| Prevenzione | Vaccinazioni, educazione sanitaria, medicina d’iniziativa: stratificazione della popolazione per bisogni e presa in carico attiva dei pazienti cronici. |
Case di Comunità: Il nuovo modello territoriale
Il cuore organizzativo della riforma è rappresentato dalle Case di Comunità (CdC), strutture multidisciplinari in cui i MMG si integrano con infermieri, specialisti ambulatoriali e servizi sociali. Gli hub garantiranno presenza h24, mentre gli spoke assicureranno copertura per 12 ore al giorno per sei giorni la settimana. La vecchia guardia medica viene definitivamente accantonata in favore di una continuità assistenziale integrata con le centrali operative 116117 e 112.
Accanto alle CdC, le Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) ridefiniscono il lavoro quotidiano: cinque o più MMG si alternano nei turni condividendo lo stesso bacino di pazienti, un’agenda unica per vaccinazioni e screening, e cartelle cliniche aggiornate in tempo reale dagli infermieri di comunità. Il paziente smette di essere “del medico” e diventa “del team”.
“Le Case di Comunità non possono essere soltanto nuovi contenitori organizzativi. Devono avere una funzione centrale nei percorsi di cura e assicurare continuità di risposta ai cittadini.”
– Pina Onotri,
Segretario Generale del Sindacato Medici Italiani (SMI)
Pro e Contro: Un cambiamento ad alto rischio
Il dibattito nella categoria è acceso. Da un lato le opportunità: maggiore supporto professionale, strumenti digitali integrati (FSE, teleconsulto, intelligenza artificiale) e una formazione universitaria che potrebbe finalmente rendere la medicina generale competitiva rispetto alle specializzazioni ospedaliere. Significativo il dato sull’IA: il 74% dei MMG si dichiara favorevole all’intelligenza artificiale nel 2026, contro il 56% del 2024.
Dall’altro lato le criticità: il rischio di sovraccarico con più ore e nuove responsabilità, la crescita della burocrazia e i costi iniziali di adeguamento tecnologico. Ma soprattutto il timore che la frammentazione del rapporto fiduciario medico-paziente – costruito in anni, talvolta decenni – possa compromettere la qualità dell’assistenza.
| ✔ Opportunità | ✘ Criticità |
| Maggiore supporto professionale: i MMG non sono più soli | Rischio sovraccarico: più ore, nuove responsabilità, meno autonomia |
| Specializzazione universitaria rende la professione più attrattiva per i giovani | Gestione burocratica crescente: più procedure e rendicontazioni |
| Strumenti digitali integrati (FSE, IA, teleconsulto): il 74% dei MMG favorevole all’IA (vs 56% del 2024) | Adeguamento tecnologico: costi iniziali per software, firma digitale, sicurezza informatica |
| Continuità assistenziale h24 e medicina di iniziativa per i cronici | Frammentazione del rapporto fiduciario medico-paziente che caratterizza da decenni la MG italiana |
Settembre 2026: Lo sciopero e la petizione
Il punto di rottura è arrivato il 15 e 16 settembre 2026, quando il Sindacato Medici Italiani (SMI) ha indetto uno sciopero nazionale dei medici di medicina generale, con manifestazioni nelle principali città italiane – Roma, Milano, Palermo, Napoli – in opposizione all’accordo stralcio sulle Case di Comunità del 23 giugno 2026. Alla mobilitazione ha aderito anche lo Snami dell’Emilia-Romagna, mentre la Fimmg – la principale federazione di categoria – ha scelto di non partecipare.
Le richieste dei sindacati in sciopero sono precise: istituzione di un doppio canale con accesso volontario alla dipendenza, abolizione del Ruolo Unico (introdotto dalla Legge Balduzzi), stop al debito orario nelle CdC (almeno 6 ore settimanali obbligatorie), riattivazione dell’area della Medicina dei Servizi, potenziamento degli organici del 118 e riconoscimento di tutele adeguate per infortunio e maternità.
Parallelamente, la petizione n.1451 promossa dal Segretario Generale dello SMI, Pina Onotri, ha raccolto oltre 12.000 firme in 40 giorni ed è stata assegnata il 9 settembre 2026 alla Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati.
“In assenza d’impegni precisi della Parte pubblica, i medici sono stati costretti allo sciopero. Continueremo nell’impegno per la difesa della dignità dei medici e per il diritto alla salute dei cittadini.”
– Nota SMI
Intervista esclusiva a Pina Onotri, Segretario Generale del Sindacato Medici Italiani (SMI)
Abbiamo intervistato direttamente Pina Onotri per comprendere le ragioni dello sciopero e la visione del sindacato sulla riforma in atto.
Cosa pensa della riforma che introduce le Case della Comunità come presidio di assistenza ai cittadini?
“Non siamo contro le Case di Comunità. Possono essere una risorsa vera, ma solo se avranno personale proprio, senza portare via il tuo medico dal suo ambulatorio. Più medici e non medici spostati dagli ambulatori alle Case di Comunità.”
Quale pensa possa essere il ruolo dei medici in questi luoghi?
“Le Case della Comunità non possono essere considerate soltanto nuove sedi o contenitori organizzativi. Devono essere strutture di accesso, orientamento, presa in carico dei pazienti e integrazione tra professionisti diversi.
La presenza dei medici di medicina generale non deve risultare residuale ma deve avere una funzione centrale nei percorsi di cura per assicurare continuità di risposta ai cittadini. Il valore della medicina generale non si ferma solo nel rapporto fiduciario individuale, che resta fondamentale, ma nella possibilità di trasformare quel rapporto in una funzione pienamente inserita dentro una rete territoriale multiprofessionale.
Una Casa della Comunità priva di presenza medica strutturata, di integrazione con l’infermieristica di famiglia, di connessione con specialistica ambulatoriale, servizi sociali e strumenti digitali interoperabili, non realizza la promessa della riforma: rischia piuttosto di aggiungere una nuova sigla a una filiera ancora frammentata.”
Non tutti hanno appoggiato questo sciopero preferendo gestire la situazione con trattive regionali separate: quali pensa possano essere le conseguenze di tale strategia?
“Lo sciopero è stato proclamato su obiettivi di carattere generale perché si riferiva a norme e a contratti collettivi nazionali: a partire dall’abolizione del Ruolo Unico, introdotto con la Legge Balduzzi, considerato la causa principale della burocratizzazione.
Per lo stop al debito orario coatto e rimozione dell’obbligo per i MMG di coprire fino a sei ore settimanali nelle Case di Comunità, trasformando tale attività in un contratto orario autonomo, flessibile e su base esclusivamente volontaria.
Per il rilancio della Medicina dei Servizi, con il potenziamento di quest’area per coprire le strutture territoriali e abbattere le liste d’attesa, garantendo ai professionisti le stesse tutele della dirigenza medica.
Per l’istituzione della specializzazione universitaria con il passaggio della formazione della medicina generale sotto l’alveo accademico per garantire dignità agli standard europei, con il riconoscimento dell’equipollenza del titolo per chi ha già maturato esperienza sul campo; per il doppio canale di accesso alla professione (dipendenza e convenzione) e per il rafforzamento degli organici del 118. In tutte le regioni del Paese si è scioperato nonostante che in alcune vi siano accordi integrativi regionali giudicati positivamente dallo SMI.”
Quest’anno abbiamo assistito a un aumento sostanziale delle domande per iscriversi al corso di formazione specifica in medicina generale: ritiene che i giovani siano più attratti da una professione che possa offrire orari più ragionevoli e la certezza di maggiori tutele? Quali crede possano essere le ragioni di questa controtendenza?
“Il dato diffuso il 31 luglio scorso di 5.965 domande di partecipazione al concorso per il Corso di formazione specifica in medicina generale 2026-2029, a fronte di 2.651 borse disponibili, merita una riflessione. Allo stato attuale esistono 5.965 domande di partecipazione a un concorso che si svolgerà soltanto il 21 ottobre prossimo.
Non sappiamo quanti candidati si presenteranno, quanti accetteranno il posto, quanti inizieranno effettivamente il corso, quanti lo completeranno e, soprattutto, quanti sceglieranno poi di lavorare stabilmente come medici di famiglia nel Servizio Sanitario nazionale italiano. Confondere una domanda di concorso con una scelta professionale definitiva è un errore metodologico.”
La telemedicina, il fascicolo elettronico, le nuove tecnologie: quale crede sarà l’impatto della digitalizzazione sulla professione e sul lavoro quotidiano?
“Le applicazioni di cura a distanza sono considerate essenziali per l’ottenimento di una rinnovata qualità ed accessibilità delle prestazioni mediche, oltreché di una migliore continuità assistenziale nell’ambito del trattamento delle patologie di tipo cronico-degenerativo.
La vera innovazione della telemedicina consiste nell’apertura ad una comunicazione globale; grazie ad essa è possibile registrare ed inviare enormi quantità di dati, immagini e consulti, superando la difficoltà oggettiva della distanza. Le ultime versioni della telemedicina offrono monitoraggi continui in tempo reale, trasferimenti di dati wireless. Il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), infine, è stato concepito come uno strumento fondamentale per la digitalizzazione della sanità italiana, ideato per raccogliere la storia clinica di ogni cittadino, quindi teoricamente molto importante, ma ancora oggi si registrano difficoltà di accesso in alcune zone del Paese.”
Un pilastro da salvaguardare, non da svuotare
La riforma della medicina generale intercetta un’urgenza reale: il Paese ha bisogno di una sanità territoriale più forte, capace di assorbire i pazienti cronici e sgravare il pronto soccorso dall’utilizzo improprio. Le Case di Comunità, la digitalizzazione e il lavoro in rete sono strumenti potenzialmente preziosi per raggiungere questo obiettivo.
Tuttavia, come evidenzia lo sciopero di settembre 2026 e la petizione che ha già superato le 12.000 firme, la riforma nella sua formulazione attuale rischia di raggiungere l’obiettivo al costo di compromettere ciò che funziona meglio nel nostro sistema: il rapporto continuativo tra il medico e il paziente, costruito in anni di fiducia reciproca. La ricerca scientifica ha documentato che seguire lo stesso medico nel tempo riduce il ricorso alla diagnostica superflua, migliora la compliance terapeutica e abbassa i costi complessivi del SSN.
La sfida per il Legislatore è trovare un equilibrio: innovare senza distruggere. Integrare la medicina generale in reti territoriali più ampie senza spersonalizzare il rapporto medico-paziente. Garantire ai giovani medici una formazione universitaria degna e tutele contrattuali adeguate, senza imporre ai medici già in attività un cambio organizzativo che li trasformi in dipendenti burocratizzati a discapito della cura.
“Siamo tutti d’accordo nel dire che il sistema va riformato. Ma la domanda è: a chi giova questa riforma? Non ai cittadini, non ai medici, non alla spesa pubblica. Restano troppi dubbi e troppe preoccupazioni.“
– Pina Onotri
Il fascicolo elettronico, la telemedicina e l’intelligenza artificiale possono essere alleati potenti — a patto che vengano accompagnati da investimenti reali in infrastrutture e formazione, e che non si trasformino in un ulteriore carico burocratico per chi già lavora in condizioni di sottoorganico. La petizione n.1451 è arrivata in Commissione Affari Sociali. Ora sta al Parlamento ascoltarla.









