Bastone di Esculapio
L’informazione che fa bene alla sanità
Immagine Newsletter
Rimani aggiornato con la nostra newsletter

Boom di candidati al concorso per Medico di Famiglia: quasi 6 mila domande per 2.651 posti. La Medicina Generale torna di moda?

Il Medico di Famiglia torna ad essere una scelta attrattiva tra i giovani medici. Il bando per l’accesso al Corso di formazione specifica in Medicina Generale, chiuso il 27 luglio, ha registrato ben 5.965 domande a fronte di 2.651 posti disponibili. Un boom vero e proprio che segna una netta inversione di tendenza rispetto allo…

Il Medico di Famiglia torna ad essere una scelta attrattiva tra i giovani medici. Il bando per l’accesso al Corso di formazione specifica in Medicina Generale, chiuso il 27 luglio, ha registrato ben 5.965 domande a fronte di 2.651 posti disponibili. Un boom vero e proprio che segna una netta inversione di tendenza rispetto allo scorso anno, quando dei 2.200 posti di era assistito a un forte calo delle candidature in molte regioni. La notizia rilanciata dall’Ansa arriva in un momento in cui la carenza della figura del Medico di Famiglia resta critica e si lega direttamente alle recenti riforme sull’accesso a Medicina e Chirurgia a partire dal semestre aperto.

medico di famiglia

I numeri del boom del Medico di Famiglia: da dove arrivano le domande?

Secondo i dati diffusi dalla Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (Fimmg) le richieste sono quasi raddoppiate rispetto ai posti messi a bando. E tra le regioni in testa svettano:

  • Campania, con 1080 domande per 240 posti
  • Emilia-Romagna, con 625 domande per 185 posti.

Si tratta quindi di cifre abbastanza “rilevanti e in aumento significativo”, come sottolinea del resto la stessa Finmg. Sicuramente una risposta massiccia che arriva dopo l’appello lanciato nei giorni precedenti alla scadenza del segretario nazionale Silverio Scotti, che aveva invitato i giovani medici a “a cogliere questa opportunità” per una professione sempre più centrale per il Servizio Sanitario Nazionale.

Perché ora? I fattori che spiegano l’inversione di tendenza

Per spiegare un fenomeno nettamente in controtendenza rispetto al dato di un solo anno fa ci sono una serie di fattori da tenere in considerazione. Tra tutti:

  • Un aumento del numero di laureati in Medicina (effetto di ricorsi e dell’allargamento dei posti rispetto agli anni precedenti.
  • Una consapevolezza maggiore del ruolo strategico del Medico di Famiglia. Un ruolo fondamentale è stato giocato molto probabilmente dalla recente pandemia Covid-19 e con l’avvio delle Case di Comunità.
  • Un effetto possibile sulle riforme dell’accesso universitario, come il semestre aperto introtto dall’anno accademico 2025-2026 proprio per contrastare il fenomeno della desertificazione della Medicina Territoriale.

Carenze gravi, numeri che non possono essere ignorati

Come sempre bisogna analizzare il rovescio della medaglia.
Nonostante il boom di domande la situazione attuale sul territorio resta critica. In Italia, oggi, operano circa 37 mila medici di famiglia. All’appello ne mancano oltre 5.700. Questo perché tra il 2025 e il 2028 circa 8.180 professionisti saranno in pensione.

Il Medico di Famiglia come presidio territoriale

Il rischio concreto è che il ricambio generazionale arrivi troppo lentamente ed in maniera troppo disomogenea. Non tutti i territori sarebbero colpiti allo stesso modo dalla redistribuzione del Medico di Famiglia e chi ne verrebbe sicuramente penalizzato sarebbero le aree interne e i piccoli comuni.

Il semestre aperto a Medicina e il Medico di famiglia

Anche per questo il Governo ha deciso di affrontare questa emergenza introducendo nel 2025 il semestre aperto a Medicina e Chirurgia, sostituendo il tradizionale test d’ingresso. Tra gli obiettivi dichiarati quello di aumentare il numero dei futuri medici e, in particolare contrastare la crescente carenza del Medico di Famiglia. Una piccola rivoluzione che punta a formare più professionisti ma i cui effetti concreti si vedranno solo fra diversi anni.

Come spiegare l’alta domanda per diventare Medico di Famiglia?

Senza uno studio statistico efficace, rispondere con certezza è quasi impossibile. L’alta quantità di domande in Medicina Generale tra i giovani medici può essere letta come un primo risultato tanto positivo quanto inaspettato della riforma con molti neo laureati, immatricolati ai tempi del test d’ingresso, che rispondono positivamente all’appello delle istituzioni.

Fimmg:” Non è una celebrazione. Servono riforme concrete”

Nonostante la soddisfazione per numeri che risultato positivi, Silverio Scotti analizza la questione con cautela:

“I giovani medici stanno riponendo nella Medicina Generale una fiducia che, come Federazione, non possiamo tradire e che le istittuzioni hanno l’obbligo di onorare con atti concreti.“

Le richieste della Fimmg in sostegno del Medico di famiglia

Le richieste della Fimmg sono poche, chiare e non più differibili:

  • Potenziamento della strumentazione negli studi medici.
  • Riduzione della burocrazia.
  • Riconoscimento della Medicina Generale e del Medico di Famiglia come una specializzazione universitaria.
  • Detassazione degli incentivi professioni e degli investimenti in tecnologia.

“Questi giovani dottori ci stanno dicendo di sì, ma servono fatti concreti che li sostengano nella loro scelta e producano certezze professionali e di riconoscimento nel SSN. Glielo dobbiamo come Paese”

Silvestro Scotti, segretario della Fimmg.

Cosa succede adesso? Le prossime tappe del concorso

Il corso di formazione specifico in Medicina Generale per diventare Medico di Famiglia ha una durata di tre anni (2026-2029). Dopo la chiusura delle domande è prevista una prova selettiva (ottobre 2026) secondo le indicazioni regionali e l’avvio delle attività formative per i vincitori entro la fine dell’anno.

Il ritorno del Medico di Famiglia, ottimismo ma non basta

Il fatto che in molti laureati scelgano il percorso per diventare Medico di Famiglia è un segnale sicuramente positivo per la sanità territoriale. Ma rischia di cadere nel vuoto se non si trasformerà questo slancio in riforme strutturali e in una reale valorizzazione della professione. Un primo passo è stata l’introduzione del semestre aperto a Medicina, ma da solo rischia di non essere sufficiente.
Solo nei prossimi anni capiremo se alla volontà di rinforzare presidi di medicina territoriale seguiranno fatti e misure concrete.

Fonti

Guglielmo M. Crostelli Capo Redattore