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Ear seeds, la medicina cinese che Djokovic ha portato a Wimbledon

Al centro dell’attenzione di Wimbledon, oltre alle nuove misure adottate per combattere il caldo estremo come i gilet refrigeranti, Novak Djokovic ha riportato i riflettori del Center Court sui piccoli puntini dorati applicati sul suo orecchio durante la semifinale contro Jannik Sinner.Si tratta degli ear seeds (semi di vaccaria), una tecnica derivata dalla medicina tradizionale…

Ear seeds e medicina tradizionale cinese che prattica Novak Djokovic durante i match

Al centro dell’attenzione di Wimbledon, oltre alle nuove misure adottate per combattere il caldo estremo come i gilet refrigeranti, Novak Djokovic ha riportato i riflettori del Center Court sui piccoli puntini dorati applicati sul suo orecchio durante la semifinale contro Jannik Sinner.
Si tratta degli ear seeds (semi di vaccaria), una tecnica derivata dalla medicina tradizionale cinese che negli ultimi anni sta sta tornando a diffondersi nel mondo del wellness e dello sport professionistico. Per il campione serbo, del resto, non si tratta di una novità: il suo interesse per la medicina tradizionale cinese è documentato almeno dal 2019.

Che cosa sono gli ear seeds

Secondo la medicina tradizionale cinese (MTC), la salute dipende dal corretto flusso dell’energia vitale, “il qi”, lungo una rete di percorsi chiamati meridiani che attraversano tutto l’organismo, orecchio compreso. Da questa concezione nasce l’agopuntura auricolare, che tratta il dolore e determinate condizioni cliniche stimolando i punti specifici dell’orecchio, distribuiti secondo una mappa che richiama la figura di un feto capovolto. Gli ear seeds ne rappresentano la versione non invasiva.

Si tratta di una tecnica di auricoloterapia che applica i principi dell’agopressione al padiglione auricolare. Piccoli semi, oppure microsfere in metallo, oro o materiale plastico, vengono fissati con un cerotto su punti specifici dell’orecchio con l’obiettivo di favorire il rilassamento, attenuare il dolore e contrastare l’affaticamento.

Questioni tutt’altro che marginali per Novak Djokovic, che, a 39 anni, continua ad adattare il proprio tennis per restare competitivo ai massimi livelli. Un cambiamento osservato anche da Andre Agassi, suo ex allenatore, che dopo la semifinale ha raccontato alla BBC di vedere un Djokovic sempre più orientato ad anticipare il gioco dell’avversario e a gestire con estrema attenzione le energie durante il match.

Esiste anche una variante più tecnica, riservata agli operatori sanitari: i cosiddetti aghi a semipermanenza, microaghi in acciaio lunghi circa due millimetri che vengono inseriti rapidamente nel padiglione auricolare. La loro conformazione consente di mantenerli in sede senza penetrare in profondità nei tessuti; all’estremità è presente un piccolo magnete bipolare che permette di stimolare ulteriormente il punto durante la seduta. La scelta dei punti varia in base al quadro clinico e agli obiettivi terapeutici.

Come funzionano gli ear seeds

Il punto più sfruttato dagli atleti sarebbe l’area cosiddetta focus, la stessa su cui Djokovic aveva applicato gli ear seeds a Wimbledon, localizzata nella parte superiore del padiglione auricolare, appena sopra il foro dell’orecchino. Secondo la dottoressa Nicole Glathe, la stimolazione di questa zona potrebbe favorire i naturali meccanismi con cui l’organismo tende a ristabilire il proprio equilibrio.

Mappa dei punti dell'agopuntura auricolare usati per applicare gli ear seeds

Nello sport professionistico l’auricolopressione viene utilizzata con quattro obiettivi:

  • ridurre l’ansia pre-gara;
  • migliorare la qualità del sonno;
  • attenuare la percezione dell’indolenzimento muscolare;
  • affiancare la gestione del dolore.

Si tratta di aspetti in cui la componente soggettiva ha un peso rilevante quanto quella fisiologica, ed è proprio su questo punto che si concentra gran parte del confronto scientifico.

Una delle ipotesi formulate è quella della dottoressa Neha Chaudhary, secondo cui la pressione esercitata su specifiche aree dell’orecchio potrebbe attivare terminazioni nervose, incluse alcune diramazioni del nervo trigemino, influenzando così la percezione del dolore e favorendo stato di rilassamento.  È una spiegazione che sposta il confronto da una lettura energetica a una neurofisiologica, senza però fornire, almeno per il momento, una risposta definitiva.

Efficacia e cautele: cosa dicono le evidenze

Le evidenze scientifiche disponibili sono incoraggianti, ma ancora insufficienti per trarre conclusioni definitive. Una revisione dell’Università di Porto suggerisce che l’auricoloterapia possa offrire benefici quando viene affiancata ai trattamenti convenzionali per insonnia e dolore acuto o cronico, sottolineando però la necessità di studi più ampi e metodologicamente solidi per confermare l’efficacia nelle altre indicazioni.

Restano i limiti metodologici: come sottolinea la dottoressa Nicole Glathe, molti studi disponibili coinvolgono un numero ridotto di partecipanti e presentano disegni sperimentali che rendono difficile estendere i risultati alla popolazione generale. Anche sul piano della sicurezza, sebbene si tratti di una procedura minimamente invasiva, non mancano possibili effetti indesiderati. Il dottor Pranesh Raman segnala che possono comparire dolore locale, arrossamento, irritazione cutanea o lieve fastidio.

Il messaggio condiviso dalla comunità clinica è quindi prudente: l’auricoloterapia può rappresentare un supporto complementare per alcune persone, ma non deve essere considerata un’alternativa ai trattamenti medici basati sulle evidenze.

Tamara Urošević Editrice