
Nel 2025 il governo ha rivoluzionato l’accesso alla facoltà sostituendo il tradizionale test d’ingresso con il “semestre aperto Medicina”. Un cambiamento radicale con l’obiettivo dichiarato di contrastare la grave carenza di medici di famiglia.
Il 2025 è stato l’anno della svolta per tutti coloro che vogliono intraprendere il percorso di laurea in Medicina e Chirurgia. Il governo ha infatti introdotto attraverso la riforma del Ministro Anna Maria Bernini il cosiddetto “semestre aperto Medicina” al posto del test d’ingresso nazionale a quiz.
Una scelta netta e in rottura col passato con uno scopo ben preciso: contrastare – almeno a parole – l’estinzione di alcune figure chiave come quella del medico di famiglia. E chissà magari rinnovare un sistema sanitario che già durante la pandemia Covid-19 era andato molto sotto pressione.
Come funziona il semestre aperto a Medicina? Requisiti e regole 2025
Ma come funziona effettivamente questo “semestre aperto Medicina”?
Semplice: degli studenti che si iscrivono a Medicina solo chi sostiene gli esami ed ottiene la sufficienza (18/30) in Biologia, Chimica e Fisica entra in graduatoria nazionale per l’immatricolazione definitiva al secondo semestre. Quindi per completare l’iscrizione bisogna superare – anche col minimo dei voti – i primi tre esami importanti. Una rivoluzione che ha voltato decisamente pagina rispetto ai vecchi test d’ingresso, tanto amati quanto odiati.
Chimica
Fisica
Biologia
Sono questi i primi tre esami da superare anche col minimo dei voti (18/30) per entrare in graduatoria nazionale ed accedere all’immatricolazione definitiva al secondo semestre.
Un argomento sicuramente divisivo tra chi sosteneva la bontà del metodo preselettivo via test. E per chi invece il suddetto non funzionasse perché inutile ai fini della valutazione dei futuri medici. E che si inserisce in quella tendenza per cui da qualche anno a questa parte si vede un progressivo aumento dei numeri disponibili all’interno delle università italiane.
24mila
I posti disponibili
nel 2025
10mila
I posti disponibili
tra il 2015/2020
Oggi parliamo infatti di un totale di 24.046 posti previsti, tra atenei pubblici privati e corsi in lingua inglese, con un aumento di ben 8.191 posti disponibili rispetto al 2022. Una crescita importante se si pensa che nel quinquennio 2015/2020 i posti erano circa 10mila.
Le criticità del semestre aperto Medicina 2025
Certo la riforma per ammissione dello stesso Ministro presenta una serie di criticità importanti. Ad esempio i 30mila iscritti non entrati in graduatoria a causa dell’esame della bocciatura all’esame di Fisica. Problematiche che il Ministero promette di risolvere e correggere. Ma insomma senza oramai il terreno è tracciato, così come il percorso accademico dei futuri medici già alle prese col Semestre Aperto Medicina.
Semestre aperto Medicina e carenza di medici di famiglia: la sfida del governo Meloni
Una sfida quella raccolta dal governo Meloni che ha deciso di mettere mano – non senza polemiche politiche – ad uno dei problemi più annosi degli ultimi anni. Cioè, come abbiamo detto all’inizio, della progressiva perdita dei medici di famiglia. Una categoria centrale nel rapporto tra istituzioni e cittadini e che vive un vero e proprio momento di desertificazione. A pesare di più è la mancanza di un ricambio generazionale vero anche a causa della scarsa attrattività della figura del medico di famiglia.
46mila
I medici di famiglia nel 2009
38mila
I medici di famiglia nel 2025
Con numeri abbastanza chiari: dal 2009 al 2023 abbiamo avuto un calo del 17,8% passando da circa 46mila agli attuali 38 mila. Ed il calo sembra destinato a crescere da qui al 2028.
E no, non serve andare troppo lontano per ricordarci la centralità di queste figure: proprio durante la pandemia Covid-19 le istituzioni si sono ricordate dell’importanza di questo presidio importante sul territorio. Certo perché una riforma come quella del semestre aperto medicina faccia effetto bisogna aspettare anni.
E poi occorre dare seguito alle promesse iniziali.
Perché se il Governo, questo in carica così come quello successivo, vuole veramente rilanciare la presenza della sanità pubblica sul territorio non deve limitarsi a misure generiche ma anche entrare nello specifico delle singole problematiche come abbiamo già detto sulle RSA.
E allora non resta che vedere se la montagna partorirà un topolino o se invece ci sarà una continuità all’altezza del cambiamento promesso.









