
Il Sistema Sanitario Nazionale apre le porte alla Osteopatia come nuova professione sanitaria. Un percorso iniziato nel lontano 2014 con il primo incontro simbolico tra i membri della Commissione Sanità del Senato e i rappresentanti del ROI – Registro degli Osteopati d’Italia.
Osteopatia come Professione Sanitaria, cosa significa
Cerchiamo di capire la portata di questo cambiamento per osteopati e pazienti. Già in quella occasione, come ha ricordato il presidente del ROI Mauro Longobardi all’Ansa, si comprese la necessità di dare una base giuridica che regolamentasse la professione:
«Il percorso di regolamentazione dell’osteopatia in Italia nasce da un lungo lavoro di confronto istituzionale e di riconoscimento professionale, avviato simbolicamente il 12 giugno 2014, quando, come organi istituzionali del ROI – Registro degli Osteopati d’Italia, fummo ricevuti in audizione presso la Commissione Sanità del Senato dalla presidente compianta senatrice Emilia De Biasi per esporre le motivazioni di una sua regolamentazione come professione sanitaria autonoma».
Il quadro normativo per gli Osteopati
Per capire la portata di questo evento dobbiamo partire dall’inizio. Il riconoscimento dell’Osteopatia come nuova professione sanitaria è stato talmente lungo da richiedere più di dieci anni di gestazione.
Il vero punto di svolta – come ha ricordato Longobardi – è arrivato solo nel 2018, quando la Legge Lorenzin ha riorganizzato ordini e professioni mediche «istituendo la professione sanitaria dell’osteopata e ponendo le basi per il suo inserimento nel Sistema Sanitario Nazionale».
Per la fase successiva si è dovuto attendere solo due anni: nel 2020 l’Accordo Stato-Regioni ha delimitato precisamente l’ambito professionale dell’osteopata.
Tra le novità fondamentali l’istituzione di un albo come organo di controllo e la specifica su quali titoli accademici, o equipollenti, fossero necessari per esercitare:
«L’osteopata è il professionista sanitario, in possesso di laurea triennale universitaria abilitante o titolo equipollente e dell’iscrizione all’albo professionale, che svolge in via autonoma, o in collaborazione con altre figure sanitarie, interventi di prevenzione e mantenimento della salute attraverso il trattamento osteopatico di disfunzioni somatiche non riconducibili a patologie, nell’ambito dell’apparato muscolo-scheletrico».
Da qui altre due tappe intermedie: nel 2021 il Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) 131 ha recepito l’Accordo Stato-Regioni. Quindi, nel 2023, il Decreto Interministeriale n. 1563 ha istituito il percorso di laurea in Osteopatia.
Infine, ultima tappa il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) del marzo 2026, in vigore da fine maggio, che ha fatto chiarezza sul riconoscimento dei titoli precedenti e dell’esperienza maturata per gli osteopati già attivi.
Un percorso normativo complesso che ha portato a un riconoscimento legale a tutti gli effetti dell’Osteopatia come nuova professione sanitaria. E che apre tutta una serie di riflessioni su diritti e doveri, ma anche rischi e opportunità su quello che è a tutti gli effetti un nuovo approccio terapeutico.
Cosa cambia concretamente per cittadini e pazienti
Una volta chiarito il perimetro normativo dell’osteopatia come professione sanitaria, bisogna chiedersi: cosa cambia per il cittadino che ha bisogno di cure?
Il riconoscimento dell’osteopatia come professione sanitaria va incontro tanto al pubblico quanto agli addetti ai lavori, migliorando sensibilmente il campo d’azione e la fruibilità.
Tanto i pazienti quanto gli osteopati professionisti sono tutelati da questo nuovo cambiamento normativo. Chi ha bisogno di un consulto specialistico può ora rivolgersi a un professionista con una formazione universitaria certificata e iscritto a un albo professionale, con tutti i diritti e doveri che ne conseguono.
Il riconoscimento del ruolo dell’Osteopatia come professione sanitaria apre inoltre le porte a un approccio multidisciplinare, con una maggiore integrazione con medici e fisioterapisti.
Infine, si aprono riflessioni importanti riguardo alla detraibilità fiscale e ai possibili percorsi integrati di cura all’interno del SSN.
Osteopati, Fisioterapisti e Chiropratici: quali differenze in queste professioni sanitarie?
Queste tre figure vengono molto spesso confuse, ma la realtà è ben diversa.
La prima ad essere riconosciuta come professione sanitaria dallo Stato italiano è stata la Fisioterapia, con l’istituzione dei primi corsi di laurea nel 1999. Si tratta di una formazione universitaria completa, con laurea triennale abilitante e possibilità di proseguire con un percorso magistrale.
Per l’Osteopatia il discorso è diverso. Pur con il recente riconoscimento statale e l’istituzione di una laurea triennale dedicata, si tratta di un ambito relativamente nuovo e ancora in evoluzione. Il suo approccio è olistico e poggia principalmente su tecniche manuali dolci.
Infine la Chiropratica, materia ancora in via di regolamentazione e inclusa nella stessa Legge Lorenzin del 2018. Non prevede ancora un corso di laurea dedicato e si focalizza principalmente sulla colonna vertebrale con manipolazioni manuali ad alta velocità.
Quando bisogna chiamare gli osteopati?
Premesso che l’osteopata non può fare diagnosi mediche né sostituirsi al medico, il suo campo di applicazione riguarda principalmente:
- Mal di schiena, cervicale e lombalgia
- Cefalee di origine muscolo-tensiva
- Disturbi posturali
- Dolori articolari (spalla, anche, ginocchio)
- Problemi temporo-mandibolari
- Supporto in gravidanza e post-parto
- Disturbi neonatali (coliche, torcicollo miogeno, plagiocefalia)
- Recupero sportivo
Quando preferire l’osteopata al medico?
Fermo restando il ruolo centrale del medico e che l’osteopatia non può effettuare diagnosi, l’approccio migliore resta quello combinato: rivolgersi al medico per avere un quadro chiaro della propria situazione di salute e aggiungere successivamente l’intervento dell’osteopata per il trattamento manuale.
Rivolgiti prima al medico se:
- Hai nuovi sintomi intensi e persistenti
- Sospetti o hai dubbi su patologie (ernia, infiammazioni, fratture, tumori ecc.)
- Hai evidenti segni di allarme (perdita di forza, formicolii persistenti, febbre, calo di peso ingiustificato)
Puoi rivolgerti direttamente all’osteopata quando:
- Hai problemi muscolo-scheletrici di natura funzionale
- Vuoi un approccio manuale preventivo
- Cerchi un supporto complementare a una terapia già esistente
- Soffri di dolori cronici senza una causa patologica evidente
Dove si trovano i corsi di laurea in Osteopatia? Sono a numero programmato?
Tutti i corsi di laurea triennale in Osteopatia sono a numero programmato (numero chiuso con test di ammissioni) a differenza ad esempio della facoltà di Medicina e Chirurgia per cui è in sperimentazione il semestre aperto.
Questi sono i principali atenei:
- Università degli Studi di Firenze
- Università degli Studi di Verona
- Università degli Studi di Padova (sede di Venezia)
- Università Vita Salute San Raffaele
- Università Chieti Pescara
- Link Campus University di Roma
Conclusione
Il 2026 è quindi l’anno della svolta per gli osteopati. Dopo anni di battaglie per ottenere un riconoscimento normativo, l’osteopatia è entrata a pieno titolo tra le professioni sanitarie.
Un riconoscimento che porta maggiore sicurezza e responsabilità per pazienti e professionisti, oltre a una maggiore integrazione a servizio della salute. L’osteopatia non vuole sostituirsi alla medicina, ma integrarsi e completarla con un approccio olistico, preventivo e manuale.
Il futuro di questa nuova branca della salute dipenderà dalla capacità di tutte le figure coinvolte di collaborare per il bene del paziente.









