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Robot gestazionale: la bufala che non muore mai

Il robot gestazionale è una di quelle bufale che torna periodicamente a fare notizia. Parliamo di un umanoide di fabbricazione cinese in grado di portare avanti una gravidanza completa e partorire entro il 2026 un neonato senza troppi problemi. Il tutto al costo di un’automobile usata, chiavi in mano per rimanere in tema automobilistico. Una…

Il robot gestazionale è una di quelle bufale che torna periodicamente a fare notizia. Parliamo di un umanoide di fabbricazione cinese in grado di portare avanti una gravidanza completa e partorire entro il 2026 un neonato senza troppi problemi. Il tutto al costo di un’automobile usata, chiavi in mano per rimanere in tema automobilistico. Una storia che ha dell’incredibile e con un sapore futuristico, eppure nonostante gli anni continua a circolare e a riemergere ciclicamente sull’internet. Una bufala che spiega molte cose di come funzioni l’informazione oggi e per cui vale la pena tentare di ricostruire la sua storia editoriale. Cercando di capire cosa dica davvero la scienza medica al riguardo oggi.

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La notizia del robot gestazionale

Andando a ritroso nel tempo e nel flusso di informazioni la versione più virale, e quindi quella più diffusa, menziona una fantomatica Kaiwa Technology. Questa presunta azienda cinese sarebbe gestita dal misterioso Zhang Qifenf, già dottorato presso la Nayang Technological University di Singapore, e avrebbe raggiunto la creazione di un robot gestazionale provvisto di utero artificiale integrato nell’addome. Il prototipo sarebbe pronto entro la fine del 2026 con un costto sotto i 100.000 yuan (14 mila€ circa) con tanto di immagini spettacolari di robot in gravidanza ad uso e consumo degli utenti medi della rete.

Un bufala che non regge

Tutto molto interessante, quasi ai limiti dell’incredibile. Peccato che incrociando i dati e facendo una ricerca veloce si scopra senza troppa fatica che la Nanyang Technological University di Singapore abbia smentito ufficialmente l’esistenza di qualsiasi ricercatore chiamato Zhang Qifenf e di qualsiasi progetto di robot gestazionale. In più non esistono brevetti, pubblicazioni scientifiche o registrazioni aziendali coerenti e le immagini che circolano al riguardo sono generate attraverso intelligenza artificiale oltre che fortemente manipolate. Se non bastasse la storia è già risultata come falsa nell’agosto del 2025, pur tornando riemergendo regolarmente ogni volta come nuova.

Come è nata e perché continua a girare

La bufala sul robot gestazionale è esplosa oramai nell’estate del 2025, alimentata – come spesso accade nei fenomeni virali di internet – da articoli di testate secondarie, post su varie reti sociali e video che mescolavano insieme fantascienza e marketing.

Perché è diventata virale

A renderla popolare la sensibilità dell’argomento da parte di molti utenti in rete. Soggetti come infertilità, desiderio della maternità senza quei rischi fisiologici di una gravidanza e curiosità sull’argomento sono centrali nello spingere la notizia. Così ogni volta che la notizia di un robot gestazionale riemerge dal mare magnum del web, bastano poche immagini suggestive e un titolo di tendenza per farla tornare immediatamente di tendenza. E del resto la notizia in sé dopo un anno mostra ancora una certa longevità.

Cosa esiste davvero: l’utero artificiale

Ma c’è comunque un dato interessante e meno futuristico: pur con obiettivi diversi, la ricerca sull’utero artificiale è reale. Esistomo già una serie di progetti più avanzati, come il Biobag del Children’s Hospital of Philadelphia che mirano a salvare neonati nati estremamente prematuri creando un ambiente fluido che riproduce alcune condizioni uterine.

L’ectogenesi

Anche una serie di esperimenti su agnelli hanno risultati giudicati promettenti. E si parla per questo di ectogenesi parziale, non di una gestazione completa dall’embrione al neonato in un robot umanoide.
Nessun gruppo di ricerca ccreditato sta sviluppando un robot gestazionale capace di sostituire interamente una gravidanza umana. Del resto la distanza tecnologica, etica e normativa resta ancora enorme.

Una provocazione finale: non “se” ma “quando”

A questo punto sorge spontaneo chiedersi se in un mondo scientifico che ha già clonato una pecora, prodotto organoidi e sperimentato già a sufficienza sistemi di supporto extrauterino, sia miope pensare ad un robot gestazionale come pura fantascienza. La vera domanda non è se la notizia di oggi sia vera (e no, non lo è), ma quanto tempo servirà prima che sperimentazioni serie su forme avanzate di ectogenesi diventino concrete.

Bufale a parte

Sembrerebbe l’incipit di un film distopico. Eppure molte delle professioni sanitarie scelte oggi dai nostri studenti in nome dell’occupabilità potrebbero essere sorpassate già nel prossimo futuro. E con la velocità con cui avanza la tecnologia medica il punto non è chiedersi se sia possibile ma in quanti anni arriveremo a risultati che oggi ci fanno sorridere con scetticismo. Etica e implicazioni a parte, naturalmente.

Fonti

Link

www.livescience.com/health/fertility-pregnancy-birth/pregnancy-robot-from-china-is-fake-but-is-the-technology-behind-it-possible

Riferimenti

‘Pregnancy robot from China’ is fake, but is the technology behind it possible?

Guglielmo M. Crostelli Capo Redattore