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Il fascicolo sanitario non si apre. E adesso?

La digitalizzazione della sanita italiana esclude milioni di anziani: SPID, CIE, password e piattaforme inaccessibili stanno trasformando un diritto universale in un privilegio per pochi. Il decreto sulla Piattaforma Nazionale di Telemedicina rischia di aggravare il problema

Signore anziano insieme a giovane dottoressa Fascicolo Sanitario Elettronico.

Maria ha 78 anni, vive sola a Roma , il suo medico di base le ha detto che i referti delle ultime analisi sono disponibili sul Fascicolo Sanitario Elettronico. Per accedervi serve lo SPID o la CIE. Maria non sa cosa sia lo SPID. Non ha un indirizzo email. Non ha un figlio vicino. La storia di Maria non è un caso limite: è la norma. E mentre l’Italia costruisce la più ambiziosa piattaforma di telemedicina europea, finanziata con 1,5 miliardi di fondi PNRR, chi non sa usare uno smartphone rischia di restare fuori da tutto.

I numeri di un divario che nessuno vuole vedere

I dati disponibili al 2024-2025 disegnano uno scenario che dovrebbe preoccupare chiunque lavori in Sanità o nelle politiche sociali. La digitalizzazione dei servizi procede a ritmo sostenuto. L’inclusione digitale degli anziani, no.

Il dato Istat è impietoso: solo il 33% degli over 65 usa Internet in Italia, collocando il Paese tra i peggiori in Europa per esclusione digitale degli anziani. Tra gli over 75, la quota di persone completamente escluse dal web supera il 70%. E mentre le piattaforme sanitarie digitali diventano il canale principale — prescrizioni digitali, referti online, prenotazioni tramite app — milioni di cittadini restano fuori senza che nessuno lo dica apertamente.

Il Decreto PNT: una piattaforma ambiziosa con un tallone d’Achille

Il 19 novembre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre (n. 301/2025), il Ministero della Salute ha emanato il decreto che disciplina il trattamento dei dati personali nell’ambito della Piattaforma Nazionale di Telemedicina (PNT). Un provvedimento atteso, frutto del concerto tra Ministero della Salute, MEF e Presidenza del Consiglio, che definisce la governance completa dell’infrastruttura digitale per la telemedicina italiana.

La PNT è una delle opere più ambiziose del PNRR in campo sanitario: 1,5 miliardi di euro di investimento, obiettivo di assistere almeno 300.000 pazienti entro fine 2025 e fino a 790.000 nel 2026.

Piattaforma Nazionale di Telemedicina , divisione tra INT, IRT, PNT Italia S.r.l., obbiettivo PNRR ed accesso al sistema

I quattro servizi minimi garantiti dalla PNT — televisita, teleconsulto, telemonitoraggio e teleassistenza — sono quelli di cui hanno bisogno i grandi anziani cronici: persone con patologie cardiovascolari, diabete, insufficienza respiratoria, deterioramento cognitivo. Persone che potrebbero essere monitorate a domicilio( se ancora AUTOSUFFICIENTI)  o in RSA senza spostarsi, risparmiando energia, tempo e stress. Il decreto del 7 ottobre 2025 sui ‘grandi anziani’ lo conferma esplicitamente: le prestazioni di telemedicina sono destinate in via prioritaria agli anziani cronici, con finanziamento aggiuntivo di 150 milioni e sperimentazione su 50.000 persone in 18 mesi.

Il problema è in una singola riga del decreto: l’accesso alle piattaforme avviene esclusivamente attraverso strumenti di identità digitale come SPID e CIE. Una riga che rischia di trasformare la più grande infrastruttura sanitaria digitale italiana in un sistema che non raggiunge proprio chi avrebbe più bisogno.

La SIT contesta il decreto: “Scelta impeccabile per la sicurezza, ma socialmente cieca”

La Società Italiana di Telemedicina (SIT) ha pubblicato ad aprile 2026 un comunicato ufficiale che critica apertamente le conseguenze pratiche del decreto PNT. La SIT non contesta la qualità tecnica delle norme, ma l’assenza di gradualità e di una clausola di transizione.

“L’accesso ai servizi di telemedicina è consentito esclusivamente tramite identità digitale (SPID, CIE o Tessera Sanitaria con lettore). Una scelta tecnicamente impeccabile sotto il profilo della sicurezza, ma socialmente cieca. Una fetta enorme di pazienti anziani non possiede nè le competenze nè gli strumenti per gestire un’identita digitale. Anche gli assistenti familiari e le badanti straniere — figure chiave nel telemonitoraggio domestico — sono prive di credenziali digitali, rendendo di fatto impossibile la gestione del paziente. Senza un periodo di transizione, il rischio è che la telemedicina rimanga un privilegio per pochi cittadini tecnologicamente evoluti.”
SIT, Aprile 2026

La SIT propone di mutuare lo stesso approccio graduale che ha consentito alla ricetta dematerializzata di essere accettata dal sistema senza lasciare indietro i pazienti anziani: una clausola di transizione che permetta alle infrastrutture regionali ed ai pazienti di adeguarsi prima che l’accesso digitale diventi l’unica porta d’ingresso.

ANASTE e le RSA: il fulcro della medicina territoriale digitale

In questo contesto, ANASTE — l’Associazione Nazionale delle Strutture Territoriali e per la Terza Eta, che rappresenta oltre 200 strutture residenziali accreditate in tutta Italia — ha portato al convegno nazionale della SIT di Bologna (29-31 maggio 2025) una proposta concreta e innovativa.


“Le RSA possono essere il fulcro del sistema della medicina diffusa territoriale. La telemedicina puo essere di notevole supporto per il miglioramento dei servizi alla cittadinanza, considerando la diffusione delle strutture sull’intero territorio nazionale e la presenza H24 di equipe professionali altamente qualificate. Le strutture residenziali sono gia pronte ad assumere un ruolo di maggiore responsabilita nell’assistenza digitale.”

– Sebastiano Capurso, Presidente ANASTE

La proposta di ANASTE è tanto semplice quanto potente: le RSA sono già distribuite capillarmente su tutto il territorio nazionale, dispongono di equipe mediche e infermieristiche H24, e hanno familiarità con la gestione di pazienti anziani cronici e non autosufficienti. Invece di aspettare che i singoli anziani si dotino di SPID e imparino a usare le piattaforme da soli, le RSA potrebbero diventare hub tecnologici di prossimità, erogando televisite e telemonitoraggio per gli ospiti e potenzialmente anche per la comunità circostante.

Il presidente Capurso ha ribadito la disponibilità di ANASTE a contribuire alla modernizzazione dei protocolli di assistenza, integrando la telemedicina nella RSA dei servizi: strutture capaci di gestire centri diurni, assistenza domiciliare, telemedicina e supporto psicosociale, coprendo l’intera gamma di servizi al territorio. Una visione che va nella stessa direzione del DM 77/2022 e della Legge 33/2023 sull’invecchiamento attivo.

Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0: dal 31 marzo 2026 operativo per tutti. Ma chi riesce ad aprirlo?

Dal 31 marzo 2026 il Fascicolo Sanitario Elettronico entra nella sua fase definitiva, con piena interoperabilità nazionale attesa entro giugno 2026. Anche le strutture private — poliambulatori, laboratori, studi odontoiatrici — sono ora obbligate a caricare i documenti entro 5 giorni dalla prestazione. Il Patient Summary, la carta d’identità clinica del paziente cronico, diventa obbligatorio per tutti i medici di base.

Regione/MacroareaAdesione FSELivelloNota
Emilia-Romagna89%AltaInteroperabilita completa attesa giugno 2026
Veneto, Lombardia, Toscana60-75%Media-altaInteroperabilita completa attesa giugno 2026
Lazio, Piemonte, Liguria30-50%MediaInteroperabilita completa attesa giugno 2026
Abruzzo, Calabria, Campania, Molise1%Criticamente bassaInteroperabilita completa attesa giugno 2026

La disomogeneità territoriale fotografata da Gimbe è eloquente: l’adesione oscilla dall’1% in Abruzzo, Calabria, Campania e Molise all’89% in Emilia-Romagna. Il FSE prevede già lo strumento della delega — fino a 5 persone di fiducia autorizzate ad accedere al fascicolo al posto del titolare — pensato esplicitamente per anziani con difficoltà digitali. Ma quanti sanno che esiste? E quanti hanno qualcuno da delegare?

Il fenomeno non riguarda solo la sanità. La Banca d’Italia ha documentato che tra il 2008 e il 2022 il numero degli sportelli bancari in Italia e diminuito di circa il 40%. La chiusura dei call center, la sostituzione degli operatori con chatbot, la progressiva eliminazione dello sportello fisico: ogni scelta, singolarmente difendibile in termini di efficienza, ha contribuito a distruggere una rete di relazioni umane e territoriali che per gli anziani non era un optional, era la condizione di accesso ai propri diritti. La riduzione dei costi ha eliminato persone reali. Infinite relazioni umane perdute in silenzio, senza che nessuno le contasse come perdite sociali.

Chi è fortunato ha figli o nipoti che lo accompagnano davanti allo schermo, inseriscono le credenziali, stampano i referti. Chi non ha una rete familiare? Rimane indietro in silenzio. L’equità sanitaria non si misura solo con i LEA sulla carta: si misura con la capacità reale di ogni cittadino di poter accedere alle cure.

La digitalizzazione in se è una conquista necessaria. Il problema è la digitalizzazione senza rete di sicurezza. Esistono già proposte concrete, alcune già operative, che attendono solo di essere diffuse a livello nazionale.

proposte anaste e sit per la telemedicina

La stessa PNT prevede 90.369 postazioni per professionisti sanitari collocate proprio in questi presidi territoriali citati in tabella. Potrebbero diventare i punti fisici dove l’anziano senza SPID riceve assistenza digitale mediata — non come alternativa alla modernizzazione, ma come sua condizione necessaria.

Una questione di diritti, non di tecnologia

La Piattaforma Nazionale di Telemedicina e il Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 sono investimenti straordinari, necessari e lungimiranti. L’Italia è, come ha ricordato la XII Commissione Affari Sociali, il primo paese al mondo ad aver previsto la telemedicina a livello nazionale con un sistema così pervasivo e capillare. Ne siamo orgogliosi ma dobbiamo anche non dimenticare che il sistema sanitario pubblico ha un’obbligazione costituzionale di universalità; è un diritto consultare i propri dati clinici, ricevere una televisita, monitorare la propria terapia e non possono quindi diventare dati accessibili solo a chi sa usare uno smartphone.

Le RSA, come propone ANASTE, possono essere il nodo intelligente della rete per la gestione del malato cronico ; la SIT chiede la clausola di transizione; le associazioni dei pensionati chiedono sportelli fisici.

Sono richieste ragionevoli, di basso costo, che non rallentano la modernizzazione ma anzi la rendono possibile.

Fonti

Michela Capurso Direttrice Responsabile