
A Pavia c’è uno degli strumenti più avanzati al mondo nella lotta al cancro: un acceleratore di particelle che utilizza protoni e ioni di carbonio per
curare tumori che la radioterapia tradizionale non riesce a sconfiggere. Parliamo dell’Adroterapia Oncologica, un trattamento all’avanguardia che ha reso il CNAO un punto di riferimento internazionale nella lotta ai tumori più difficili.
Pavia centro d’eccellenza per la diagnostica e le terapie oncologiche: l’Adroterapia Oncologica
Il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (CNAO) di Pavia da qualche anno ha a disposizione uno strumento futuristico.
Parliamo di un acceleratore di particelle (protoni e ioni di carbonio) usato per l’Adroterapia Oncologica, una radioterapia avanzatissima e particolarmente efficace su tumori complessi.
L’applicazione è rivolta a quell’insieme di malattie oncologiche radioresistenti, e quindi difficilmente operabili, come:
- Sarcomi
- Tumori della testa
- Tumori a base cranica
- Tumori al collo
- Tumori al pancreas
Cos’è l’Adroterapia Oncologica?
L’Adroterapia Oncologica come detto è una forma di radioterapia per la cura di tumori difficili o particolarmente resistenti ai tradizionali trattamenti. Dal 2017 è parte dei Livelli Essenziali di Assistenza previsti dal Sistema Sanitario Nazionale. La principale differenza con la radioterapia tradizionale è l’uso di protoni e ioni di carbonio invece di raggi x o elettroni. Queste particolari particelle, conosciute col nome di adroni, sono più pesanti e quindi con una quantità maggiore di energia rispetto agli elettroni. Risultando perciò più efficaci nella lotta alle cellule tumorali.
Come funziona l’Adroterapia Oncologica?
L’efficacia dell’Adroterapia Oncologica sta nel colpire con una precisione estrema il tumore, impiegando proprio gli adroni. Gli adroni sono trattati con un acceleratore di particelle per raggiungere una velocità potentissima. Tutto questo è possibile grazie all’uso di un Sincrotrone: un dispositivo medico lungo 80 metri, con la forma di un anello che è collegato direttamente alle sale di trattamento dove i pazienti vengono sottoposti alle terapie.
Sincrotrone
Un acceleratore di particelle
lungo 80 metri
Adroni
Le particelle accelerate sino
a 30 mila km/h in mezzo secondo
Precisione
Gli adroni così accelerati
colpiscono il DNA delle cellule tumorali
Tecnica che può sembrare molto complessa ai non addetti ai lavori. Ma che è degna dei laboratori fisici più avanzati del mondo: le particelle trattate raggiungono i 30mila km/h in appena mezzo secondo. Un principio che ha similitudini con quanto accade in un altro acceleratore di particelle: il Cern di Ginevra.
Anche se nel caso dell’Adroterapia Oncologica, la differenza è nel rendere tutto adatto a scopi terapeutici. Così una volta che le particelle hanno raggiunto l’energia necessaria per la terapia, queste vengono indirizzate verso il tumore con lo scopo di colpire il DNA interno dei suoi nuclei, danneggiarlo e portare le cellule tumorali alla morte. Un processo necessario per permettere al sistema immunitario di eliminare correttamente le cellule malate con la massima precisione.
Quali patologie possono essere curate con l’Adroterapia Oncologica?
Come già detto parliamo di tumori radio resistenti. Vale a dire cancri per cui la non bastano i raggi X usati dalla radioterapia tradizionale o che sono in zone di difficile accesso. L’esempio classico, in tal senso, è quello del cranio. Zona particolarmente delicata perché intorno alla massa tumorale sono presenti un insieme di strutture, nervi e vasi molto delicati. Ecco quindi la lista presa direttamente dal sito della Fondazione CNAO, a cui si rimanda per una consultazione più completa:
- Tumori dell’encefalo, della base cranica e del midollo spinale
- Tumori della testa collo e delle prime vie respiratorie
- Tumori del torace
- Tumori della pelvi
- Tumori degli arti e della colonna vertebrale
- Tumori solidi pediatrici
- Altri tumori
Perché scegliere l’Adroterapia Oncologica?
Rispetto alla classica radioterapia l’utilizzo dell’adroterapia permette come detto di curare con efficacia tumori radioresistenti ed una precisione maggiore nel trattamento e nella conservazione dei tessuti sani.
L’incisività del trattamento risiede proprio nella capacità di dare un risultato decisamente più netto, come riportato proprio dal sito della Fondazione CNAO:
Il meccanismo di rilascio dell’energia per gli adroni causa una grande quantità di rotture nei legami chimici presenti nelle macromolecole biologiche, in particolare nel DNA. Quest’ultimo ha la proprietà di ripararsi, ma se il danno subito è molto importante i meccanismi di riparo della cellula non sono più efficaci e quindi questa si inattiva e/o muore. Nella radioterapia tradizionale il danno al DNA è modesto mentre nell’adroterapia con ioni carbonio il gran numero di rotture permette di combattere anche tumori radio resistenti alla terapia tradizionale.
A cui si aggiunge una maggiore “precisione del trattamento e della conservazione dei tessuti sani”:
Con l’adroterapia il rilascio di energia, e quindi la distruzione delle cellule, è estremamente selettivo. Questo significa che vengono colpite con un’alta intensità solo le cellule tumorali, mentre i tessuti sani vengono risparmiati.
Tale fenomeno è reso possibile dalla modalità di rilascio dell’energia durante il trattamento: quando il fascio di particelle accelerato raggiunge il corpo del paziente, è talmente veloce che non riesce ad interagire con i tessuti che attraversa e quindi non li danneggia. Mano a mano che penetra e procede verso il bersaglio, però, il fascio subisce un progressivo rallentamento fino ad arrivare ad un punto in cui si arresta. In questo punto, collocato esattamente dove si trova il tumore, viene rilasciata tutta l’energia residua delle particelle e si verifica il massimo danno dei tessuti; il cosiddetto “Picco di Bragg”.
Grazie alle proprietà fisiche delle particelle adroniche il fascio di particelle non si disperde (ovvero rimane collimato) mentre attraversa il corpo del paziente e quindi si ha la possibilità di minimizzare ulteriormente i danni a carico dei tessuti sani circostanti.
I numeri dell’Adroterapia Oncologica a Pavia
5360
I pazienti trattati
dall’adozione
dell’Adroterapia Oncologica
542
I pazienti trattati
nell’ultimo anno
A fine 2024 il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica di Pavia (CNAO) aveva trattato oltre 5.360 pazienti, di cui 542 solo nell’ultimo anno.
Con risultati incoraggianti visto che la terapia si è dimostrata efficace sui tumori radioresistenti e inoperabili, dove le cure tradizionali spesso non bastano.
90%
Il controllo su cordomi e
condrosarcomi della base cranica
86%
Il controllo di carcinomi adenoidocistici a due anni
84,5%
La sopravvivenza a tre anni
nei tumori testa – collo
90%
La sopravvivenza del
cordoma del sacro a tre anni
95%
La sopravvivenza nel melanoma
oculare e il suo controllo
Su patologie difficili come i cordomi e condrosarcomi della base cranica si raggiunge un controllo locale fino al 90%. Nei carcinomi adenoidocistici il controllo locale arriva all’86% a due anni, mentre nei tumori della testa-collo la sopravvivenza libera da progressione locale è dell’84,5% a tre anni.
I dati
Un dato importante arriva dallo studio sul cordoma del sacro: a tre anni l’Adroterapia Oncologica con ioni di carbonio ha ottenuto una sopravvivenza globale del 90% e un controllo locale del 70%, con risultati paragonabili alla chirurgia ma un impatto molto minore sulla qualità di vita. Anche nel melanoma oculare, trattato con protonterapia, il controllo della malattia a cinque anni raggiunge il 95% .
I dati e il futuro dell’oncologia
Numeri che confermano come Pavia oggi sia un punto di riferimento internazionale. Un fenomeno che non può dirsi isolato e che anzi riaffermano la centralità della sanità lombarda. Un’eccellenza che non si limita solo ad un livello molto alto di cure ma anche di ricerca come dimostra il nuovo corso di laurea MedTec di Milano per creare medici ingegneri.
Grazie al suo acceleratore di particelle unico in Italia, il CNAO offre una speranza concreta a pazienti con tumori complessi.
Un macchinario da laboratorio di fisica avanzata è diventato uno strumento di cura dimostrandoci chiaramente come il futuro dell’oncologia sia già realtà.









